37) Darwin. Morale e socialit.
Charles Darwin collega la dimensione sociale dell'uomo con quella
di certe specie animali. Egli osserva poi che la socialit, che
per una societ  un valore fondamentale, non sembra essere un
carattere che si possa trasmettere alla discendenza:  piuttosto
il frutto dei condizionamenti della societ sull'individuo.
Ch. Darwin, L'origine dell'uomo, Parte Prima, Capitolo V (pagine
100-101).

Veniamo ora alle facolt sociali e morali. Onde gli uomini
primitivi, o i progenitori dell'uomo somiglianti alle scimmie,
siano divenuto socievoli, essi dovevano avere acquistato i
medesimi sentimenti istintivi di socievolezza che spingono altri
animali a vivere in comune, e senza dubbio essi dimostravano la
stessa disposizione generale. Dovevano sentirsi scontenti quando
venivano separati dai loro compagni, pei quali dovevano provare
una certa amorevolezza; si saranno avvertiti reciprocamente nel
pericolo, e si saranno prestati scambievole aiuto nella
aggressione o nella difesa. Tutto ci richiede un certo grado di
simpatia, di fedelt e di coraggio. Cosiffatte qualit sociali, di
cui nessuno contrasta la suprema importanza per gli animali
sottostanti, sono state senza dubbio acquistate dai progenitori
dell'uomo nello stesso modo di essi, cio, colla scelta naturale,
rinvigorita dell'abito ereditato. Quando due trib di uomini
primitivi, viventi nella stessa regione, venivano in lotta, se una
trib conteneva (dato che le altre circostanze fossero uguali) un
numero maggiore di membri coraggiosi, dotati di simpatia e di
fedelt, sempre pronti a proteggersi scambievolmente contro il
pericolo, ad aiutarsi, a difendersi a vicenda, questa trib, non
v'ha dubbio, doveva riescir vittoriosa e conquistare l'altra.
Bisogna tenere a mente quanto in quelle continue guerre di
selvaggi dovessero essere importantissimi il coraggio e la
fedelt. La supremazia che hanno i soldati disciplinati sopra le
bande indisciplinate deriva principalmente dacch ogni uomo ha
fiducia nei suoi compagni: L'obbedienza  del pi gran valore,
perch  meglio qualunque forma di governo che non nessun governo.
Le genti egoiste e litigiose non si uniscono, e senza unione non
si pu compiere nulla. Una trib fornita in alto grado delle
qualit suddette doveva spargersi e divenir vittoriosa di altre
trib; ma coll'andar del tempo, secondo quello che possiamo
giudicare da tutte le storie del passato, doveva venire a sua
volta sopraffatta da qualche altra trib ancor meglio altamente
dotata. Cos le qualit sociali e morali tendevano a progredire
lentamente e a diffondersi per il mondo.
Ma si potrebbe domandare come seguisse che dentro la cerchia di
una stessa trib un gran numero d'individui potesse acquistare
quelle qualit morali e sociali, e come andasse sollevandosi il
livello del valore? E' sommamente dubbio se i figli dei genitori
meglio forniti di simpatia e di benevolenza, o di quelli che erano
pi fedeli ai loro compagni, venissero facendosi pi numerosi dei
figli di genitori egoisti e malvagi della stessa trib. Quegli che
era pronto a sacrificare la propria vita, come molti selvaggi
hanno fatto, piuttosto che tradire i suoi compagni, sovente non
lasciava prole che ereditasse la sua nobile natura. Gli uomini pi
coraggiosi, quelli pronti sempre a porsi in prima fila in guerra,
a calcolo fatto dovevano morire in maggior numero che non gli
altri uomini. Perci non sembra quasi possibile (badiamo che qui
non ragioniamo di una trib vincitrice sull'altra) che il numero
degli uomini dotati di quelle virt, o che il livello della loro
bont, potesse venire accresciuto merc la scelta naturale, la
quale  la sopravvivenza dei migliori.
Quantunque le circostanze che producevano un aumento nel numero
degli uomini cosiffattamente dotati nella cerchia di una medesima
trib siano troppo complesse perch si possa loro tener dietro con
evidenza, possiamo segnarne alcuni dei pi probabili stadi. In
primo luogo, mentre si venivano migliorando le potenze del
ragionare e del prevedere negli individui, ogni uomo avrebbe
dovuto imparare dall'esperienza che se egli prestava il suo aiuto
ai suoi compagni, ne avrebbe ricevuto comunemente un ricambio di
assistenza. Da questo basso movente egli poteva acquistare l'abito
di soccorrere il suo simile; e l'abito di compiere opere di
benevolenza rinvigorisce certamente quel senso di simpatia, che d
il primo impulso alle azioni benevoli. Gli abiti, inoltre, seguiti
per molte generazioni, tendono, probabilmente, ad essere
ereditati.
Ma havvi un altro e molto pi potente incitamento allo sviluppo
delle virt sociali, ed  la lode ed il biasimo dei nostri
confratelli. L'amore della approvazione e il timore dell'infamia,
come pure il dar lode o biasimo, sono dovuti primieramente
all'istinto della simpatia; e questo istinto venne senza dubbio
acquistato in origine, come tutti gli altri istinti, merc la
scelta naturale. Ben presto, non possiamo dire in quale
antichissimo periodo i progenitori dell'uomo nel corso del loro
sviluppo siano divenuti capaci di sentire e di essere incitati
dalla lode o dal biasimo dei loro simili. Ma sembra che anche i
cani apprezzino l'incoraggiamento, la lode ed il biasimo. I
selvaggi pi rozzi sentono il sentimento della gloria, come lo
dimostrano evidentemente i trofei che conservano delle loro
prodezze, l'abito che hanno di tanto vantarsi, ed anche la somma
cura che si prendono del loro aspetto e dei loro ornamenti; queste
abitudini, qualora essi non tenessero conto dell'opinione dei loro
compagni, non avrebbero senso.
Certamente provano vergogna quando infrangono una delle minori
loro regole; ma fino a che punto sentano il rimorso, questo 
molto dubbio. Io dapprima mi meravigliavo di non poter ricordare
qualche esempio di questo sentimento nei selvaggi. Ma se noi ci
togliamo dalla mente tutti i casi riferiti nei romanzi e nelle
commedie di confessioni fatte ai preti al letto di morte, dubito
che molti di noi abbiano veduto espresso il rimorso; sebbene
abbiamo spesso veduto vergogna e contrizione per offese pi
piccole. Il rimorso  un sentimento profondamente nascosto. E'
incredibile che un selvaggio, il quale sacrifica la propria vita,
anzich tradire la sua trib, o quello che si lascia far
prigioniero piuttosto che mancar di parola, non senta nel fondo
dell'anima il rimorso, sebbene possa celarlo, quando abbia mancato
a un dovere che considera sacro.
Noi perci possiamo conchiudere che per l'uomo primitivo, in un
periodo remotissimo, la lode o il biasimo dei suoi compagni
debbano avere avuto importanza. Evidentemente i membri di una
medesima trib avrebbero approvata quella condotta che pareva loro
fosse utile al benessere generale e disapprovata quella che
paresse dannosa. Fare il bene agli altri - fate agli altri ci che
vorreste fatto a voi -  la pietra fondamentale della moralit.
Non  quindi possibile esagerare l'importanza che ebbero, durante
i tempi pi rozzi, l'amore della lode ed il timore del biasimo.
Quell'uomo il quale non veniva spinto da nessun profondo ed
istintivo sentimento a sacrificare la sua vita per il bene del
prossimo, veniva tuttavia indotto a compiere cosiffatte azioni da
un senso di gloria, ed il suo esempio doveva svegliare in altri
uomini lo stesso desiderio di gloria, e merc l'esercizio veniva
cos rinvigorito il nobile sentimento dell'ammirazione. Egli in
tal modo recava un bene molto maggiore alla sua trib che non
generando figli dotati di una tendenza ad ereditare il suo nobile
carattere.
L'uomo acquistando maggiore esperienza e ragione pu scorgere le
pi remote conseguenze delle sue azioni, e le virt riguardanti la
persona, come la temperanza, la castit eccetera, le quali durante
i periodi primitivi sono state, come abbiamo gi veduto, tenute in
poco conto, vengono ad essere grandemente stimate ed anche
considerate come sacre. Perci non ho bisogno di ripetere quello
che ho detto intorno a questo argomento nel terzo capitolo. In
ultimo ne deriva un sentimento molto complesso, che ha la sua
prima origine negli istinti sociali, grandemente guidato dalla
approvazione dei nostri confratelli, regolato dalla ragione,
dall'interesse proprio, e in tempi ulteriori da sentimenti
religiosi, viene confermato dall'istruzione e dall'abitudine, e
tutte queste cose riunite costituiscono il nostro senso morale o
coscienza.
Non bisogna dimenticare che, sebbene un alto livello di moralit
procuri soltanto poco od anche nessun vantaggio ad ogni individuo
e ai suoi figli sugli altri membri della stessa trib, tuttavia un
progresso nel livello della moralit ed un maggior numero di
uomini bene dotati dar certamente una immensa superiorit ad una
trib sopra un'altra. Non pu esservi dubbio che una trib che
racchiude in s molti membri i quali, possedendo in alto grado lo
spirito di patriottismo, la fedelt, l'obbedienza, il coraggio e
la simpatia, fossero sempre pronti ad aiutarsi scambievolmente e
sagrificarsi pel bene comune, sarebbe vincitrice di molte altri
trib; e questa sarebbe la scelta naturale. In ogni tempo nel
mondo certe trib ne hanno soppiantate altre; e siccome la
moralit  un elemento di riuscita, il livello della moralit e il
numero degli uomini nobilmente dotati tender cos ovunque ad
innalzarsi e ad estendersi.
Ch. Darwin, L'origine dell'uomo, traduzione di G. Canestrini,
Barion, Sesto San Giovanni-Milano, 1926, pagine 103-106.
